
A volte si trovano pagine piene di fascino anche in un legal thriller – come un elenco può essere parte di un romanzo e suscitare ricordi. (Capitolo 17 – pag 157)
[…] “E, come diceva quel signore francese, a un tratto il ricordo mi apparve“.
Alzare la testa, offrire la gola in quel modo, era un gesto che faceva Marcuse, il pastore tedesco di mio nonno Guido, più di trent’anni prima.
Non è che i ricordi si dissolvano e scompaiano.
Sono tutti lì, nascosti sotto la crosta sottile della coscienza. Anche quelli che credevamo perduti per sempre. A volte ci restano per tutta la vita, lì sotto. Altre volte invece succede qualcosa che li fa ricomparire.
Un biscotto inzuppato nell’infuso di tiglio o un grosso cane dagli occhi malinconici che offre la sua gola alle carezze, per esempio.
Quell’atto canino di totale e commovente fiducia evocò un’alluvione di memorie che, come guidate da un preciso disegno, in pochi istanti si collocarono in una mappa unitaria e coerente di quel lontano passato.
Non ero mai riuscito a richiamare i ricordi dell’infanzia se non a pezzi slegati fra loro, come indecifrabili relitti galleggianti sulla superficie.
Adesso, invece, tutto andava al suo posto in una misteriosa sincronia di immagini, suoni, odori, nomi e oggetti concreti. Tutto insieme.
Il mangiadischi, il mottarello, le penne a quattro colori, Pippi Calzelunghe, le magliette Fruit of the Loom, Crocodile rock, il Corriere dei ragazzi, Rintintin, lvanhoe, La freccia nera, E le stelle stanno a guardare, Hit parade, Mille e una sera con la sigla dei Nomadi, Gli eroi di cartone con la sigla di Lucio Dalla, Attenti a quei due con Tony Curtis e Roger Moore, la graziella cross gialla e arancione con il sellone, il subbuteo, gli oro saiwa calati nel latte quattro alla volta, il profumo dello zucchero filato alla Fiera del Levante, i ghiaccioli che lasciavano la lingua colorata, i rotolìni di liquirizia, Capitan Miki, Paperinik, Tex Willer, I Fantastici Quattro, Sandokan, Tarzan, buttare le fialette puzzolenti nei negozi e poi scappare via molto veloci, la Prinz verde che portava sfìga, Mafalda, Charlie Brown e quella ragazzina che non aveva i capelli rossi e però era vera e non si è mai accorta di me, la gomma pane, le partite a pallone con il super santos dopo la scuola, il club di Topolino, il flipper, il biliardino, quel bambino come noi che non ebbe il tempo di dimenticarsi tutte queste cose perché il papà ebbe un colpo di sonno mentre tornavano dalle vacanze sulla loro Fiar 124, i cappelli con i copri orecchie, il lego, il monopoli, giocare con le figurine dei calciatori, il primo canale, il secondo canale e basta, la TV dei ragazzi, la coccoina, la focaccia, il latte della centrale, la luce fioca della cucina dei nonni, i sussidiari, cartelle di plastica, astucci con le matite, odore di bambini, di merendìne, di cera pongo, silenzio nel cortile dopo la ricreazione, lego e soldatini, le caramelle Rossana, filmini in superotto, diapositive, le feste di compleanno con le focaccine e i succhi di frutta, le polaroid, le figurine dei calciatori, la pista del pattinaggio a rotelle alla pineta, Carosello, la pasta al forno dai nonni la domenica.
La luce che filtrava attraverso la porta socchiusa della mia cameretta, i rumori della casa sempre più attutiti e per ultimi, sempre, i passi leggeri di mia madre mentre mi addormentavo.
[…]

