
Stamattina è uscita dalla mia bocca la parola “paturnie”, è balzata fuori all’improvviso vedendo la mia gatta che si strusciava alle mie gambe e non accennava a smettere, quasi che avesse bisogno di un contatto e fosse alla ricerca di una qualche forma di affetto. È allora che è uscita la parola: “Micia cos’hai? Le paturnie?”
Appena pronunciata è stato come fare un salto nel tempo e rivivere la stessa parola pronunciata da mia madre quando andavo da lei a cercare affetto e carezze. Lei mi accoglieva e mi diceva, appunto, che avevo le paturnie, il desiderio di stare vicino, una certa malinconia che poteva essere curata solo con qualche carezza. Le paturnie è parola antica ormai non la si pronuncia più, era tanto che non la sentivo, ma lo strusciare di Micia sulle mie gambe è stato come se spalancasse un portone e dal magazzino dei ricordi arrivasse un profumo familiare.
E proprio vero, che grande potere hanno le parole solo che ci si faccia caso, solo che le lasciamo diventare chiavi per aprire porte dimenticate. Le parole che sono state nostre, sono sempre dentro di noi, magari non ci pensiamo per moltissimo tempo e poi all’improvviso emergono. Mi fanno pensare ai geyser che ho visto in Islanda. La terra è tranquilla e poi all’improvviso esce un fiotto di acqua e gas che sale al cielo, una esplosione che non ti aspetti, anche se sai che avverrà.
Così succede anche alle parole, stanno lì dentro di noi, inconsciamente sappiamo che esistono, sono nostre, ci appartengono, ma non le vediamo fino a quando qualcosa non le spinge fuori. oggi è stata la mia gatta e portarmi nel passato, ma le paturnie erano già lì, erano già dentro di me, non aspettavano che l’occasione per uscire, farsi sentire, ed evocare ricordi.

2 risposte a “Paturnie”
“ci appartengono, ma non le vediamo fino a quando qualcosa non le spinge fuori”
grazie per averlo descritto cosi limpido , cosi potente e leggero. grazie.
Grazie a te…