18/21 settembre Premio Pieve

Mi è arrivato l’avviso con l’annuncio del programma definitivo del “Premio Pieve Saverio Tutino”. È uno di quegli appuntamenti che anche se non vado di persone mi rimane nel cuore e lo vivo come se fossi presente.

L’archivio Diaristico di Pieve Santo Stefano è un po’ la mia seconda casa, una casa della memoria e dell’amore, una casa che pur lontana è sempre presente. Una di quelle case che si frequentano raramente, ma che abitiamo costantemente. 

Leggendo il programma mi sono immaginata nelle vie di Pieve, tra le memorie che nei giorni del Premio vengono sciorinate come a mostrare la bellezza nascosta tutto l’anno tra gli scaffali dell’archivio.

Ho letto le biografie degli otto candidati al Premio, mi sono immedesimata nelle loro storie, ho pensato a come quelle storie, assieme a tante altre, sono arrivate a Pieve, a come sono state lette, come ciascuna delle persone che le ha lette si sia immedesimata nella vita raccontata e deposta su fogli spesso ingialliti.

Ho pensato e rivisto con gli occhi della memoria le stanze dove tutte le vita arrivate all’Archivio sono conservate. Agli scaffali con i contenitori rossi, chiusi da vetri, ai bisbigli che tutti i fogli lì custoditi fanno sentire quando cala la notte. 

È un luogo magico l’Archivio, un luogo nato da un atto d’amore di una persona speciale. Come tutti gli atti d’amore è cresciuto e da seme è diventato persona, da idea è diventato realtà, da scommessa è diventato vittoria.

Saverio Tutino ha creduto nel valore delle memorie, delle voci delle persone comuni, quelle che voce non ne hanno mai avuta, perché il rombo della storia è più forte dei sussurri che arrivano da chi non ha nome. Saverio ha creduto nel valore della scrittura, della piccola scrittura, nel valore che hanno i diari, le lettere, le memorie scritte su quaderni improvvisati, su fogli recuperati, con calligrafie incerte, scritti a macchina fitti come quelli di Vincenzo o scritti su un lenzuolo come quelli di Clelia.

Scritti che diventano voci perché c’è chi li legge, li ascolta, li diffonde, amplificando il loro significato da privato a pubblico e collettivo.

Amo l’archivio, a Pieve ho depositato le memorie dalla mia famiglia, la mia storia che non andrà perduta e  che vivrà fino a che qualcuno la vorrà ascoltare. So che sono in buone mani, mani accudenti, cuori aperti all’accoglienza, orecchie pronte ad ascoltare. Anche se Saverio non c’è più a Pieve c’è la sua eredità ben custodita da chi l’ha saputa ricevere.

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