Comprendere il potere delle nostre relazioni più importanti

Ho preso il libro di Dunbar in biblioteca per documentarmi in previsione del nuovo laboratorio che voglio condurre in autunno: titolo provvisorio “Chi trova un amico trova un tesoro. Ma sarà vero?“
Il tema dell’amicizia mi tocca in modo particolare specialmente dopo le esperienze fallimentari che ho avuto negli anni. Mi sono chiesta molte volte perché mi sia trovata in certe situazioni che mi hanno angosciato e fatto star male per molto tempo.
Mi riferisco all’abbandono per me inspiegabile di due persone che sono sparite nel nulla e alla relazione tossica sperimentata l’anno scorso. Detto questo se devo essere sincera mi devo considerare fortunata per essere arrivata alla mia età con solo tre episodi di “malamicizia”.
Il testo di Dunbar è denso di esempi di situazioni in cui viene sviscerato non solo il fenomeno “amicizia” ma sopratutto il fenomeno delle relazioni che si sviluppano nel tempo e nello spazio.
Secondo l’autore ognuno di noi non può avere più di 150 persone inserite nella sua cerchia di conoscenze. quelle che eccedono tale numero non sono amiche – nel senso lato del termine – sono solo persone che sono entrate di sfuggita nel nostro cono di attenzione. Sfatato quindi il mito delle migliaia di “amici” sui social di cui non conosciamo o ricordiamo neppure il volto.
Detto questo, individuati gli amici più o meno vicini è importante sapere che questi contano per la nostra salute emotiva, che sono importanti le simpatie che si evolvono nel tempo, dai compagni di scuola, entrati e poi usciti dal numero magico di 150 ai compagni che ci sono vicini nel momento presente.
Interessante la descrizione dei 7 pilastri dell’amicizia che ci fanno capire chi può entrare fra il novero delle persone che possono candidarsi a starci vicine.
- Innanzitutto parlare la stessa lingua, difficile diventare amico/amica di una persona che non si comprende dal punto di vista linguistico.
- Crescere nello stesso luogo, le abitudini che sono diverse da paese a paese ostacolano la comprensione reciproca,
- Avere fatto le stesse esperienze formative o professionali. I gruppi scolastici o professionali favoriscono la comprensione reciproca, non per niente gli avvocati stanno con gli avvocati, gli operai con gli operai.
- Coltivare gli stessi interessi o hobby, si può appartenere a due categorie professionali diverse ma, per esempio, condivider l’hobby della lettura. In questo interessa ci si trova vicini.
- Avere la stessa opinione del mondo, politica o religiosa
- Avere lo stesso senso dell’umorismo, capirsi al volo nelle battute, nel gergo condiviso.
- Ultima e mi è parsa la più strana condizione, avere gli stessi gusti musicali.
Basta che almeno due o più di questi pilastri coincidano e può nascere una amicizia.
La cosa che però tiene insieme le persone è la fiducia. Si può essere anche “fratelli” ma se viene meno la fiducia il legame viene rotto ed è molto difficile riannodarlo.
Altri argomenti presi in esame da Dunbar sono il perché le amicizie finiscono, perché cambino a seconda dell’età o in seguito ad avvenimenti traumatici della vita come morte o divorzio.
Ultimo fattore, ma non meno importante negli ultimi tempo è l’amicizia online, e quali rapporti si instaurano in internet, il fenomeno delle chat, dei gruppi che si scrivono a distanza, e si considerano legati attraverso la rete.
Un saggio indubbiamente interessante che mi ha fatto pensare e riflettere personalmente sulla mia rete di amicizie, quelle attuali e quelle passate, come si sono evolute, cambiate, finite, perché l’amicizia non è un fenomeno statico e immutabile ma qualcosa che evolve nel tempo e rarissimi sono i casi di amicizie che reggono il cambiamento che ciascuno di noi immancabilmente ha col passare degli anni e che terrò presente nell’elaborare il laboratorio che voglio iniziare a settembre.

