A metà giornata arriva la bomba! La notizia che un caro amico se ne è andato. Veramente se ne era andato già 13 anni fa, quando per una insufficienza di ossigeno al cervello era rimasto in coma senza più svegliarsi. 13 anni. sdraiato in un letto senza avere la percezione della vita che gli scorreva intorno.
Confesso che ogni tanto pensavo a lui, pensavo a quando era vivo, a quando si chiacchierava del più e del meno, a quando pensavamo di collaborare a qualche progetto.
Mario Vio faceva parte della vita precedente alla mia uscita dalla Lua, quando andare ad Anghiari era una festa, quando c’era l’entusiasmo delle cose belle da fare, delle scoperte, degli incontri di scrittura, dei seminari uno più interessante dell’altro.
Mario Vio era, per sua dichiarazione, l’unico ripetente della Libera, aveva infatti frequentato per due volte il primo anno della scuola, per sua scelta, non certo perché non ne fosse in grado.
Mario era un perfezionista, preciso in tutto, la sua più grande passione erano i treni, quando poteva, saliva e scendeva da treni locali, viaggiava in lungo e in largo la penisola, percorreva su rotaie tratte dimenticate, nella borsa aveva sempre con sé l’orario ferroviario. A lui piaceva spostarsi con i treni su ferrovie secondarie; mai preso, credo, un Frecciarossa. Non gli importava arrivare, ma viaggiare e scoprire nuovi territori dal finestrino di un treno ‘accellerato’ – esistono ancora?
Una volta ho scoperto la mappa delle ferrovie abbandonate e non più utilizzate, una cartina che fa vedere quante strade ferrate ormai in disuso segnano come in un ricamo il nostro stivale. Guardandola rivedevo Mario che saliva e scendeva da treni obsoleti, con sedili di legno, per viaggi che non erano immaginari come i miei ma reali e soprattutto lenti.
Anche se ogni tanto scendeva ad Anghiari in macchina più spesso ci trovavamo alla stazione di Arezzo – io arrivavo da Firenze in macchina e lui da Padova in treno – per fare l’ultimo tratto di strada insieme.
Uno dei più originali regali, quando mi sono laureata nel 2010, me l’ha fatto lui: mi ha invitato a trascorrere una notte a Venezia. No, niente di sconveniente! Una visita della città di notte, era anche ambasciatore del TOURING e organizzava per piccoli gruppi visite fuori del comune.

Una notte camminando per le calli addormentate di una città magica, salire e scendere da un vaporetto all’altro, approdare a un’isola dopo l’altra: Murano, Burano, il Lido fino ad arrivare all’alba a Chioggia in tempo per prendere il treno per Firenze.
Fino a quel terribile giorno di dicembre del 2012 quando arrivò la notizia del suo incidente. Un infarto, l’ambulanza arriva, cercano di rianimarlo, ma il suo cervello rimane troppo tempo senza ossigeno, da quel giorno non si risveglia più.
Dopo i primi contatti con la moglie, non ho più avuto il coraggio di chiedere notizie, ogni tanto ci pensavo, mi chiedevo se Mario fosse ancora vivo, purtroppo il suo calvario è andato avanti per 13 anni.
E oggi la notizia, devo essere sincera fino in fondo, ne sono stata quasi sollevata, per lui, per la sua famiglia che ha dovuto subire 13 anni di sofferenze.
Definitivamente “Addio Mario”, riposa in pace.

