No toilet

Stanotte mentre non mi riusciva di prendere sonno e tra un passeggiata e l’altra verso il bagno mi è tornato in mente un grande libro che ho letto tempo fa. Ne ho parlato in un post del 19 novembre 2023.
Noi abitanti del mondo civilizzato e protetto spesso non diamo importanza a quello che abbiamo a portata di mano e senza sforzo. Ultimamente mi capita spesso di pensare, quando passano in TV le immagini raccapriccianti delle tendopoli di Gaza, alle donne che abitano – ma si può dire abitano? – le sterminate tendopoli. Come fanno ad andare al bagno? Uso la locuzione “andare al bagno” per non usarne altre molto più crude.

Io, che in questo momento soffro di un disturbo che mi fa correre a far pipì ogni momento, come farei in una situazione del genere?

Ecco penso che per capire la tragedia del popolo di Gaza, va considerato anche questo: la fame, la povertà, la promiscuità, la paura e… la mancanza di possibilità di “andare in bagno”. Mettersi nei panni di chi soffre, di chi sta male, è anche capire, oltre a tutto il resto anche questo disagio. Certo, noi occidentali ben custoditi dalle nostre case fortezze, ben inchiavardati dentro comodi locali, refrigerati d’estate e riscaldati d’inverno, non possiamo capire e tanto meno immaginare quello che sta succedendo a poca distanza da noi. Ricordo che il mio peggiore incubo, quando stavo male, era quello di sognare di aver bisogno di un bagno e non trovarlo, e nel caso lo trovassi, doverlo condividere con altre persone, rendere pubblico il gesto intimo personale di fare la pipì, per non dire peggio. Per questo, quando ho letto il libro di Salza, mi è rimasto così impresso il capitolo che si riferiva alla mancanza di “toilet”.

E ora, abbiamo sotto gli occhi quello che sta succedendo a Gaza, in cui tra le altre terribili cose c’è anche la mancanza di luoghi che possono offrire un minimo di privatezza. Un incubo che porta malattie, che si aggiungono alla paura di stupri e violenze. perché esposte allo sguardo di chiunque. 

Sembra poco rispetto alla fame e alla sete, alle bombe e alla paura, ma anche questo è guerra, è povertà, è violazione dei più fondamentali diritti.

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