
Passano gli anni, i tempi, le stagioni, la vita cambia o perlomeno dovrebbe cambiare perché il progresso incombe, l’intelligenza artificiale la fa da padrona, surclassando l’intelligenza umana, l’umanità cambia, ma non cambiano i potenti che gestiscono il potere, Tutti uomini, tronfi e pieni di sé che giocano con pedine bianche o nere, rosse o blu, sulla scacchiera del mondo.
Io mi sento una briciola da spazzare via con una mano dal tavolo, caduta inconsapevolmente nel mondo, costretta ad abitarlo, piccola donna solitaria. A volte vorrei vivere in una comune hippy come facevano i giovani negli anni ’60, quegli anni che non ho vissuto, perché troppo impegnata a guardarmi l’ombelico. Chiedo venia, In quegli anni non c’ero, non esistevo, ero un’ameba galleggiante nel mare melmoso della vita, ma non conoscevo nient’altro e quel mare per me era il Paradiso. Solo dopo, troppo dopo, ho aperto gli occhi ed ho sentito la puzza, puzza di me, odore di merda, ero io la merda.
O almeno era questo che volevano farmi credere, C’è voluto tanto per ripulirmi, rendermi degna a me stessa, guardarmi intorno e capire che dovevo amare prima di tutto me stessa se volevo amare gli altri.
Alzare gli occhi dal mio ombelico e guardarmi nello specchio, capire che, se anche il tempo passa, io sono degna di viverlo, io che amo il silenzio, ma anche guardare negli occhi chi mi sta intorno.
E c’è tanto mondo intorno a me, come un’onda si allarga; dalle persone che mi stanno più vicine a chi sa solo il mio nome. Un mondo fatto soprattutto di donne, che vorrei chiamare amiche, sorelle, complici.
Oggi è il 25 novembre.
