Ci siamo dimenticate le foto!

Mercoledì il meraviglioso gruppo del laboratorio di scrittura autobiografica si è ritrovato per l’ultimo incontro.
Più volte rimandato, siamo riuscite a rivederci e a concludere un percorso il cui titolo sembra emblematico: Confini.
I nostri confini sono stati gli imprevisti, le perdite, gli scossoni che la vita, spesso all’improvviso, ci riserva; avevamo bisogno di rivederci per abbracciarci, guardarci negli occhi, riconoscerci le une nelle altre, pur con tutte le differenze che caratterizzano ciascuna di noi.
Nessuna è più una ragazzina, neppure una adolescente, siamo tutte donne adulte, qualcuna più che adulta, donne che hanno superato difficoltà, perdite, delusioni, abbandoni, ma anche che hanno saputo rimettersi in gioco, fidarsi l’una dell’altra, confidarsi e consolarsi, gioire e ridere, scherzare ed essere ironiche, sul mondo e su noi stesse. 

Io, nel laboratorio, avevo il ruolo difficile di guida, per accompagnarle sull’impegnativo percorso della scrittura; insieme a Ilaria ho cercato di illuminare il cammino, diverso per ciascuna, perché diverse sono strade che le hanno portate a sedersi a un tavolo per capire attraverso la scrittura che ogni vita è bella proprio come diceva Benigni nel suo film.
Riuscire a guardare le nostre storie con occhi nuovi, cambiare le prospettive, salire sul balcone per guardarle dall’alto, prenderne le distanze, ma anche riuscire a toccarle, non solo con le dita, ma con l’empatia che ci fa esclamare ogni volta: “La tua storia è anche la mia storia!”

Mercoledì abbiamo chiuso un cerchio attorno a un tavolo, che non era occupato da quaderni e penne, ma da vassoi di buon cibo, da bicchieri di vino frizzante, da dolci che non portavano solo zucchero, ma soprattutto sorrisi.

Abbiamo fotografato tutto il “Ben di Dio” che avevamo a portata di bocca, e ci siamo dimenticate di fotografare noi,  di immortalare i nostri volti, forse perché non c’era bisogno di fotografie.

Per ricordarci chi siamo basta il cuore: gli occhi sono pieni delle nostre immagini, le orecchie sono piene delle nostre parole, le mani e le braccia piene di abbracci, di carezze reali e simboliche. È vero ci siamo dimenticate di scattare una fotografia con i nostri cellulari, perché chi ha più una macchina fotografica oggi?

Belle donne, abbiate tutte una bella estate, ci rivedremo, ritroveremo, a settembre per ricominciare a narrarci, a raccontarci, a guardarci dentro e allora, forse, scatteremo la foto che non abbiamo fatto mercoledì, oppure no, perché non ce ne sarà bisogno, sappiamo riconoscerci anche senza. Se qualcun’altra vorrà unirsi a noi sarà la benvenuta, accolta con un sorriso come dice la poesia che ci ha regalato Ilaria ieri.

A volte la vita
diventa troppo pesante.
La mente corre.
I pensieri si accavallano.
Le preoccupazioni consumano energia come onde che non smettono mai di sbattere dentro.
E senza accorgercene dimentichiamo una cosa semplice, ma profondamente sacra: sorridere.
Non quel sorriso finto messo sul volto per nascondere il dolore.
Ma quel piccolo sorriso vero, fragile forse… ma sincero.
Quel sorriso che nasce quando scegli, anche solo per un attimo, di non lasciare che la paura prenda tutto lo spazio dentro di te.
Perché un sorriso cambia l’energia. 
Ammorbidisce il respiro.
Rilassa il cuore.
Ricorda all’anima che la luce esiste ancora.
Anche nei giorni difficili.
Anche mentre stai guarendo.
Anche mentre stai cercando di lasciare andare ciò che ti pesa dentro.
E allora sorridi.
Anche poco.
Anche appena.
Tieni quel sorriso sulle labbra come una carezza fatta alla tua anima.
Perché il tuo sorriso non illumina soltanto te.
Arriva agli altri.
Li tocca.
Li alleggerisce.
A volte non immagini nemmeno quanta pace possa portare una persona che sorride con il cuore.
E forse è proprio questo uno dei gesti più spirituali che esistano: continuare a donare luce

(Anonimo)


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