Ciao, ciao, ciao, ciao mare!

Sono le parole di una canzone di tanti anni fa, suonata e cantata da non ricordo chi, ma che trasmette tutta la bellezza del ritrovare il mare dopo un anno trascorso in città.
Non è il mare cristallino della Puglia, dove andavo fino a qualche anno fa, ma il mare più casalingo della riviera, sopra e sotto Rimini, il mare di quando ero bambina e il cui ricordo mi arriva da foto ormai ingiallite, di una ragazzina in piedi su un “moscone,“ con la mia sorellina, oggi si chiama “pattino”, forse si chiamava così anche allora.

Ed ora eccomi qui, finalmente sbarcata al mare. Ho tanto desiderato questo momento che non so nemmeno se essere felice o semplicemente grata di essere arrivata sulla costa romagnola.

Da venerdì, con il gruppo dell’Auser di Firenze, abito un hotel a Igea Marina, per 15 giorni, mi godrò il mare, il sole, e il riposo di cui ho tanto bispgno.

Mi sembra di essere tornata bambina quando venivo a “fare la villeggiatura“, che forse è un po’ così. Da bambini si è giovani per l’età, da settantenni si torna bambini, non per l’età, ma perché bisognosi di cure e di affetto.

Amo essere bambina, curata, coccolata, un po’ egoista. E per i prossimi giorni lascerò da parte le preoccupazioni e le responsabilità per guardare il cielo da sotto in su.

Un ombrellone verde a ripararmi, scudo di tela, fragile tessuto tra me e il mondo

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