
Ed eccoci al secondo volume della “duologia” – si dice così? – di Lorenzo Marone. Il secondo libro ha sempre per protagonista Cesare Annunziata e le persone che gli girano intorno, i figli, Sveva – la femmina – e Dante – il maschio – oltre alla fauna pittoresca del condominio dove abita. Entrano in scena altri personaggi che fanno da contorno e influenzano la vita di Cesare. È agosto, la città è deserta, l’anziano brontolone dopo aver rischiato la vita per un infarto è a casa da solo a fare da badante al cane del nipote, dal nome curioso: Batman. Entrano nella storia altre figure che nel bene e nel male influenzano le giornate del vecchio brontolone che piano piano, suo malgrado si intenerisce sempre più, un po’ perché l’animale, che gli sta accanto, con la fedeltà del cane e i suoi silenzi riesce a farlo affezionare. Poi entra in scena un’altra giovane donna che conquista a poco a poca il cuore di Cesare. Una nuova figlia adottiva da accudire e difendere durante le afose giornate agostane.
Devo dire che a differenza del primo volume qui c’è, rispetto alla storia ed ai fatti che succedono, una preminenza molto marcata di un linguaggio più sofisticato e ricco. Si tratta spessissimo di un monologo interiore che Cesare intrattiene con se stesso: riflessioni, ricordi, si intrecciano sulle pagine creando spesso veri e propri balzi temporali, in cui il passato si intreccia col presente e, come dice a un certo punto: “Nella vita ci sono cose che devi andarti a cercare, altre che al contrario ti vengono a cercare“. Sono i pensieri, i sentimenti, i rimpianti, per ciò che avrebbe potuto essere e non è avvenuto. Ricordi soprattutto che arrivano quando meno te lo aspetti, quando si è in tutt’altre faccende affacendati.
Il libro è scandito inoltre da 7 capitoli che puntualizzano i decenni delle vita di Cesare, 10, 20, 30 ecc. fino ad ottanta; elenchi di cose successe, di ricordi che caratterizzano il decennio preso in esame, come se la vita potesse essere divisa in capitoli che raccontano un periodo alla volta, Elenchi, in questo Marone è maestro, di cose successe, delle persone che erano accanto, oggetti perduti, dimenticati, che riaffiorano nel mare dei ricordi.
Ma la cosa che mi ha veramente appassionato in questo libro è la scrittura, così fluida, quasi un flusso di coscienza che sgorga e si fa strada fra le pagine rendendole piene di piccoli e grandi cammei addomesticando le parole a ciò che vuole dire, per dirlo nel modo migliore. Come quando parlando della figlia dice che “inforca lo sguardo da battaglia“, sembra quasi di vederla, non con gli occhiali sul naso – sono quelli che si inforcano – ma con l’espressione che si fa di difesa e nello stesso tempo combattiva, come se indossasse un’armatura.
Le giornate calde e apparentemente vuote di un agosto afoso si susseguono, tra passeggiate con Batman, incontri con chi non è fuggito dalla città, soste ai giardinetti, partite a scacchi con Marino, l’amico di sempre, e la nuova figlia adottiva, Ines, che questa volta riesce a salvare. È il grande cuore di Cesare qui a farsi vedere, nascosto, imbrigliato, ferito, trascurato, ma pur sempre cuore che batte per sè e per chi pensa che stia soffrendo.
Un gran personaggio quello che ci fa conoscere Marone, già presentato nel libro precedente, ma qui più definito, più vulnerabile, ma anche più vero. Nel leggere, ho amato il vecchio Cesare, con i suoi errori e i suoi rimpianti, con i suoi tentativi, a volte maldestri, di rimediare ai suoi sbagli, ai torti fatti e subiti. Ho amato i suoi mugugni e le arrabbiature, i suoi sorrisi e i suoi gesti arroganti, ma anche timidi e impacciati; ho amato i suoi ricordi che rimangono o se ne vanno, ma poi ritornano a fare compagnia. Grazie Cesare di essere stato il nonno di chi ha letto la tua vita tra le pagine. Ormai ho quasi l’età di Cesare e mi piacerebbe che tutti leggessero questo libro per capire che la vecchiaia non è qualcosa di cui vergognarsi, da rinnegare per sentirsi sempre giovani, ma un tempo della vita in cui l’amore, anche quello che apparentemente sembra scomparso, è sempre presente per tutti, basta solo andarlo a cercare, scavare solo un po’ sotto la crosta burbera degli anni.
