
È vero sono grassa! È inutile che mi consoli col fatto che sono alta e quindi non si vede, si vede e come!!! si vede e si sente, si sente sulle gambe che mi fanno male quando cammino per un po’, si sente sulle ginocchia che scricchiolano quando faccio le scale e il fiato mi toglie il respiro, si sente quando mi devo infilare le calze e devo fare non so quante manovre per mettere tutte e due i piedi nel collant, tanto che da un po’ di tempo i collant li ho aboliti!
Proprio non ci riesco, avrei bisogno di una polverina magica che sciogliesse tutta la ciccia, una spugna assorbente, tipo scottex, che risucchiasse l’unto, di una pompa all’incontrario che togliesse l’aria che sento nello stomaco e facesse diventare il mio giro vita quello di una Barbie.
Se guardo le mie vecchie fotografie mi sembra quasi impossibile riconoscermi in quella ragazzina, poi giovane donna, così magra e flessuosa, che si muove con grazia in calzamaglia.
Dopo la mia rinascita ho perso la vista, ma in compenso ho guadagnato chili, tanti chili, quasi a compensare una fame d’amore. Ma qui si va troppo nello psicologico!!!
In effetti, e molto più prosaicamente, mi piace mangiare, mi piace cucinare, tutto ciò che mi fa più male. Adoro il maiale, e con ciò farò inorridire la componente vegetariana delle mie amicizie, lo adoro in tutte le maniere, crudo, cotto, arrosto o alla griglia, al sugo sulle tagliatelle, ridotto in salciccie, o in qualunque modo venga preparato.
Non c’è da stupirsi sono cresciuta nella patria del maiale, quell’angolo di Emilia che ha creato il cotechino e lo zampone, i tortellini e la pasta e fagioli dove il cucchiaio rimane ritto.
E poi sono figlia di mio padre, un uomo che alle nostre, mie e di mia sorella, raccomandazioni diceva “Voglio godere fino alla morte, che cosa mi serve vivere dieci anni di più soffrendo la fame!”.
Ed è morto all’improvviso, durante il suo pisolino pomeridiano si è addormentato lasciandoci orfane di un uomo imperfetto, ma meraviglioso.

