
Ieri sera mi ha molto colpita la locuzione pronunciata da Antonella: “Sofferenza omeopatica”, per descrivere qualcosa che fa male – ma nemmeno tanto – un dolore prolungato nel tempo, reiterato un giorno dopo l’altro, come la goccia che cade e scava la pietra.
In fondo l’omeopatia è proprio questo, piccole dosi, quasi invisibili che giorno dopo giorno si inanellano in una catena che guarisce, ma se parlo di sofferenza omeopatica allora è qualcosa che progressivamente e lentamente ingigantisce il problema. Il pensiero diventa fisso, immutabile, non si può sfuggire al dolore che dapprima piccolo e quasi impercettibile piano, piano aumenta, arrovella la mente, diventa una massa così grande che all’improvviso ci si chiede come sia potuto succedere.
Se “l’omeopatia” cura, la “sofferenza omeopatica” distrugge il presente e il futuro.
